Beato Sebastiano Valfrè

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Il Beato Valfrè e la Sindone

 

«La croce ha ricevuto Gesù vivo e ce lo ha restituito morto; la sindone ha ricevuto Gesù morto e ce lo ha restituito vivo»[1].

 

La nota devozione del p. Valfré alla Sindone ebbe un’occasione privilegiata nel 1694, nell’Ostensione del 1 giugno per il trasporto della Reliquia – sino ad allora conservata, dal 1685, nella cappella dei Santi Stefano e Caterina, in fondo alla navata sinistra del Duomo[2] – nella nuova sontuosa cappella del Guarini appositamente eretta. In quella occasione si vollero sostituire, poiché vecchi e consunti, i veli di supporto della Sindone, posti dalle clarisse di Chambery, e p. Sebastiano Valfrè, il 26 giugno, in presenza del duca Vittorio Amedeo e della duchessa Anna, si apprestò a ricucirli rinforzando i rattoppi e i rammenti. Tanta fu la sua commozione che, come avvenne anni prima a s. Francesco di Sales, al Valfrè caddero alcune lacrime sul Lino. Il duca volle che il padre “sfilasse” dal Telo alcuni corti fili e glieli consegnasse per conservarli in un reliquiario d’oro a forma di cuore che il Sovrano portò sempre con sé[3].

 

Durante la permanenza del Valfré a Torino, numerose furono le Ostensioni del sacro Lino: nel 1661, in cui predicò p. Agostino Buzzuomo, Generale dei Teatini; nel 1663 in occasione del matrimonio del duca Carlo Emanuele II con Francesca d’Orleans figlia di Gastone di Francia, duca d’Orléans e nipote del Re di Francia Luigi XIV[4]; nel 1664 in occasione del passaggio a Torino del p. Domenico da S. Tommaso, figlio primogenito del Sultano Ibrahim e della Sultana Zafira, nato con il nome di Osman e morto a 35 anni; nel 1665 in occasione del secondo matrimonio del duca Carlo Emanuele II con Maria Giovanna Battista di Nemours, figlia di Carlo Amedeo di Savoia, duca di Nemours, la “seconda Madama Reale” quando il figlio Vittorio Amedeo II divenne re; nel 1668, desumibile dal discorso del p. Deza; nel 1672, di cui fa cenno l’Abate Amoretti; nel 1674 “per solennizzare con la solita Pietà e Devozione la Festa della SACRATISSIMA SINDONE, alli 4 maggio”; nel 1683; nel 1685 per commemorare il matrimonio celebrato l’anno prima del duca Vittorio Amedeo II con Anna d’Orléans, nipote di Luigi XIV re di Francia, e figlia del duca Filippo d’Orléans; nel 1706, in occasione del trasporto a Genova (via Cherasco, Palazzo Salmatoris) per sottrarre la Sindone ai francesi comandati dal duca de la Feuillade, che si accingevano ad assediare Torino; il 2 ottobre successivo per il ritorno del Sacro Telo a Torino.

 

Nell’Archivio[5] della Congregazione si conserva (724) copia di una “Dissertatione Istorica della SS.a Sindone che fondatamente si giudica composta e dettata dal Beato Sebastiano Valfré Indirizzata alle principesse figliuole del Duca Vittorio Amedeo II, poscia re di Sardegna”[6].

 

Edoardo Aldo Cerrato, C.O.

 


 

» Dissertazione storica sulla Sindone del B. Valfrè (pdf)

 


 

[1] Cfr. a. r. dreisbach (traduz. Di A. Belletti), Una base teologica per la sindonologia e le sue ripercussioni ecumeniche. Relazione presentata al Convegno sulla Sindone di Torino tenutosi a Vetralla, Italia, 26. 05. 2001, in “Collegamento pro Sindone Intenet”, giugno 2002

 

[2] Prima del 1685 era conservata nel Palazzo ducale, dove venne depositata dopo la distruzione dell’edicola in legno con tetto sorretto da quattro colonne, appositamente eretta nel Duomo

 

[3] In un’opera anonima (testo manoscritto, in tre volumi, conservato presso la Biblioteca del Seminario di Torino) ma attribuita al padre Francesco Marino (Cfr. A. VILLAROSA, Memorie degli scrittori filippini o siano della Congregazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri raccolte dal marchese di Villarosa, Napoli 1837, p. 173; G. MELZI, Dizionario di opere anonime e pseudonime di scrittori italiani o come che siano aventi relazione all’Italia, III, Milano 1859, p. 237), nel capitolo XII, pp. 217-218, si racconta l’episodio e l’intervento di p.Valfrè, del quale era nota la particolare devozione per il Sacro Lenzuolo: tolta la Santa Sindone dalla cassa in cui era custodita e distesala su una tavola illuminata, padre Valfrè si accorse che essa era scucita all’altezza del bordo superiore e prontamente pose rimedio al danno ricucendo egli stesso la sacra reliquia con filo di seta.

 

[4] L’Ostensione fu descritta dal Conte Abate Emanuele Tesauro.

 

[5] Vedi l’inventario dell’Archivio, prezioso lavoro di Sara Valentino, con la “Introduzione”, già citata, che la studiosa vi premette, sul sito della Congregazione (www.sanfilippotorino.it/archivio).

 

[6] Vedi “Il Beato Sebastiano Valfré”, gennaio-settembre, novembre-dicembre 1967; cfr. anche g. m. zaccone, Una composizione del beato Sebastiano Valfrè sulla Sindone, “Studi Piemontesi”, 13 (1984), pp. 385-386. Il testo è riprodotto nella forma originale, a cura di D. Bolognini e con introduzione di R. Savarino, nel fascicolo allegato a “Annales Oratorii”, 8 (2009), pp. 187-224

 

 

Sito a cura di Daniele Bolognini, Daniele D'Alessandro e Davide Zeggio ▪ info@studibeatovalfre.org